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L'azzurro del Marocco

Arrivati a Rabat iniziamo a conoscere la città a partire dalla Kasbah degli Oudaia, la vecchia fortezza, che però appare piuttosto come una piccola cittadella, una sorta di Medina dove vicoletti frastagliati bordati di azzurro corrono fino ad accompagnarci fino ai bastioni affacciati sul mare.

L’ampia vista sull’oceano atlantico fornisce un fantastico sfondo soleggiato alle nostre foto, prima di inoltrarci nuovamente tra le ordinate stradine della Kasbah popolate da numerosi gattini, e sbucare sui fioriti giardini andalusi.

Una via della Kasbah – Rabat

La strada, facilmente guidata dalla costa, è viva e ricca di diversi bar e localini dove si inizia a sentire la forte presenza del protettorato francese, nei nomi riportati in doppia lingua. La tiepida giornata di sole offre il clima perfetto ai numerosi turisti che si accingono a girare con passo lento, mentre vengono intercettati dagli instancabili venditori e dall’irresistibile profumo dell’onnipresente tè alla menta.

Entriamo quindi nella brulicante Medina, che pare già da subito molto più grande di quella di Casablanca. Le vie sono ricche di bancarelle che vendono dolci, spezie, carne e pesce, artigianato e tappeti, e pregne di un mix di odori vari si mischiano tra di loro. Le strette strade risultano piene di gente, tra i locali che si destreggiano agilmente tra la folla e i turisti che ammirano con occhi curiosi il continuo viavai di carretti e asini che sbucano agili da ogni angolo, ma risultano comunque agevoli da girare. Ci sarebbe da fermarsi ad ammirare le varie bottegucce e perdere la giornata in contrattazioni, ma il nostro fitto tour non ci concede questo privilegio: abbiamo giusto il tempo di comprare qualche biscotto (specie di amaretti un po’ più duri dei nostri) e una pagnotta di sesamo con miele e formaggio, dopo aver trattenuto un signore per 15 minuti a farci da interprete dello street food locale, per scoprire infine che fosse solo un gentile cliente di quella bancarella!

Consumato il nostro pranzo lasciamo la Medina e seguiamo le mura fino al mausoleo di Maohmed V.
E’ metà giornata e la temperatura è caldissima: levo i vari strati, rimanendo in maglietta per visitare la torre di Hassan, il minareto di quella che sarebbe dovuta essere la più grande moschea del mondo musulmano, e di cui invece è rimasto solo un insieme di colonne.

E con questa visita lasciamo la città mentre rifletto sul fatto che Rabat mi ha sorpresa per la cura e l’ordine di questa capitale, così a due passi dall’Italia che merita sicuramente un weekend dedicato.

La strada verso Chefchaouene, la città blu, è lunga e praticamente spendiamo tutto il pomeriggio sul pullmino da cui si può scorgere un panorama florido e verdissimo, ben diverso da quello che nel pensiero comune si associa al desertico Marocco. Arriviamo dunque alla nostra meta che il sole ormai sta calando e veniamo sorpresi in quanto tutto sembra….bianco! Ma come, la meta più bramata del viaggio, la tanto nota città blu appare bianca? Sarà la poca luce? O siamo forse arrivati dal lato sbagliato? Con queste domande arriviamo al parcheggio dove il nostro autista ci fa scendere: a quanto pare il pullmino non può arrivare fino all’hotel, quindi dovremo procedere a piedi. Appena il tempo di rinfrescarci per poi uscire nuovamente verso la nostra cena. Aladdin è un caratteristico ristorantino di quattro piani con una fantastica vista sulla piazza sottostante, unico difetto è che è come mangiare all’aperto dato che tutte le finestre rimangono spalancate. Ma inizio ad avere il dubbio che questa sia una caratteristica del luogo…

Case di Chefchaouene

Mangio verdure marocchine cotte e nuovamente una kefta tajine, ma per via del troppo freddo e di un forte mal di testa rinuncio al dolce e rientro in hotel un po’ prima del gruppo, sperando che una doccia calda e una pastiglia mi rimettano in forze per il giorno dopo. E per fortuna è così: sveglia presto per affrontare tutta una mattinata di svago tra le interminabili viuzze azzurro cielo. Eh sì, perchè con la luce dell’alba che sale il colore di questa città inizia a diventare vibrante e man mano più intenso.

La cittadina si compone di viuzze piccole delimitate da case di pochi piani intonacate per lo più di bianco e azzurro. Il colore dominante è sicuramente quest’ultimo, anche solo per colore portoncini, vasi o arredi. Mentre giriamo, il paese inizia ad animarsi: i souk cominciano ad aprire e i turisti ad affollare i numerosi fantastici scorci da cartolina. Il paese sembra piccolo ma, man mano che ci addentriamo verso il rapido pendio, capiamo che non lo è poi così tanto. Il riferimento per salire è comunque semplice e, una volta in cima, non ci resta che incontrare un gentile ragazzo che ci suggerisce la scorciatoia per il belvedere da cui dominare l’intero panorama. Scattate le foto di rito però scendere porta a perdere i punti di riferimento: ben presto non sappiamo più dove ci troviamo! Il tempo però non manca, quindi continuiamo a girare e mi concedo il primo acquisto della vacanza: una bellissima pashmina per 100 dirham!

Quando ormai è evidente che non sappiamo più dove andare, chiediamo una mano ai locali che si offrono di accompagnarci fino al nostro hotel (sembra che sia comune, anche ieri sera un ragazzo ci ha portato fino al ristorante), ma non vogliamo rischiare e dopo un pochino continuiamo per la nostra strada. Riusciamo quindi a ritrovare una via familiare e ritorniamo al nostro hotel, dove posso connettermi ad internet e scaricare la piazza dove abbiamo l’appuntamento con il gruppo, quella dove ieri ci ha lasciato l’autista. Grazie a questa foto chiediamo un po’ in giro e raggiungiamo il luogo dell’incontro incredibilmente per com’erano le cose un’ora fà, esattamente all’orario atteso!

Ciao Chefchaouene, questa mattinata è stata incredibile!

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