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Un paesaggio disegnato dalla natura

Lasciamo Istanbul alla volta dei fantastici paesaggi della Cappadocia.
Il viaggio che ci aspetta è lungo: ben 6 ore di pullman fino ad Ankara, dove ci fermeremo per la notte prima di ripartire alla volta di Ürgüp Yolu.
La sosta nella capitale è rapida ma sufficiente per una rapida capatina al mausoleo di Atatürk prima dell’orario di chiusura. Ad un veloce sguardo questa città appare moderna e decisamente anonima, sopratutto dopo essere stati nel frenetica e vivida Istanbul.

La mattina dopo la sveglia è di buonora, dato che ci aspetta un fitto programma prima di giungere in Cappadocia. Ho immaginato a lungo i paesaggi di questa terra nei mesi scorsi, quindi sono molto impaziente di arrivare.

Durante la strada abbiamo la possibilità di fare una sosta al lago salato Tuz Gölü. Prima di riuscire a giungere al lago, si viene inglobati dentro una catena di montaggio: consegna del sale per uno scrub alle mani, risciacquo e asciugatura. La catena umana è inflessibile quindi impossibile indugiare in qualsiasi passaggio (o sottrarvisi), però al termine le mani risultano subito morbidissime; tant’è che dopo la visita al lago non resisto a comprare una confezione di questi sali.

Riusciamo infine ad avvicinarci al lago e togliamo le scarpe, così come consigliato dalla nostra guida per evitare che il sale le bruci. Inizio a camminare su questo lago in principio con un certo timore, ma ben presto con normalità una volta compreso la solidità della superficie. Eh sì, perché la superficie del lago ha lasciato spazio al sale cristallizzato, conferendole l’aspetto di terreno lunare.

Scattiamo diverse foto e poi torniamo al nostro viaggio. La prossima tappa è la valle di Ihlara. Quello che ci aspetta è un’escursione lungo un canyon lussureggiante, costellato da chiese rupestri scavate nel tufo e finemente affrescate con colori naturali in un lontano passato. Camminiamo per circa 4 km e alla fine troviamo delle splendide palafitte sul fiume, dove ci fermiamo a mangiare delle tipiche piadine fatte sulla brace dalle donne del luogo.

Mangiamo rilassati tra le risa, lo scorrere del fiume e le oche che passeggiavano incuranti dietro di noi e, dopo esserci rifocillati, ecco l’ultima tappa della giornata: Uçhisar. Impossibile non notare il pinnacolo di tufo da cui sbucano nel diverse finestrelle delle abitazioni: incredibile pensare che ancora oggi qualcuno qui ci abita.

Nei due giorni successivi abbiamo imparato a conoscere e amare queste costruzioni così imponenti e così insolite, ammirando il museo a cielo aperto di Göreme, camminando lungo le buie e strette vie della città sotterranea e tramite di numerosi punti panoramici con un affaccio sempre differente sui camini delle fate.

Parlare della Cappadocia non è facile. Quel che è certo sono i suoi paesaggi strabilianti forgiati dalla natura che, con il suo incessante e instancabile lavoro fuori dal tempo, ha modellato il terreno realizzando colonne, torri e pinnacoli.
E il sole sembra voler enfatizzare quest’opera, donando un colore alla roccia differente in tutte le fasi della giornata.

Ma anche gli uomini hanno saputo ricavare dal tufo delle costruzioni uniche e prodigiose. Dall’iniziale esigenza di un riparo e una protezione sono arrivati a creare delle intere città scavate dentro roccia. Entrare dentro la città sotterranea, percorrerne i cunicoli lungo 4 piani, vedere stanze, cappelle, cucine dove solo fino a soli 70 anni fa la gente ancora abitava, ha dell’incredibile!

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