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La scalata al monte Batur

Arrivati in hotel abbiamo solo il tempo di una veloce cena e poi a letto. La sveglia per la scalata è alle 2:30 del mattino: alzarmi stamattina è stata un grande prova di volontà; stanca dal sonno, raffreddata e sotto tachipirina cerco la forza per affrontare la sfida odierna.

Quindi, torcie alla mano, si parte per questa nuova avventura!!

La strada è ben tracciata e pertanto di facile percorrenza, ma il trekking si fa subito impegnativo per via di una salita costante e un po’ ripida.

Sotto il k-way, anche per effetto dell’aspirina, inizio a sudare abbondantemente, ma non posso spogliarmi per evitare di peggiorare la situazione, compromettendo il resto del viaggio.

Proseguo la salita ringraziando per ogni fermata che mi permette di far areare i polmoni, operazione tanto semplice quanto resa complessa dal naso chiuso dal raffreddore.

Nei momenti di lucidità però mi volgo ad ammirare il paesaggio: le pendici del vulcano sono illuminate dalle torce di tutti i passeggiatori, o meglio dei pellegrini vista la numerosità, che paiono lucciole che tracciano la via. Il cielo, con un solo colpo di vento, si libera dalle nuvole e ci offre uno spettacolo di stelle e, in lontananza si scorge il profilo del lago circondato da altri monti.

Arrivati al campo base ho un momento di esitazione e valuto di fermare la mia scalata al milione, ma all’ultimo mi faccio forza e decido di salire: sono solo 20 minuti in fin dei conti, che ci vorrà mai mi dico!

In quest’ultimo tratto però il gioco si fa più duro: la salita è resa più complicata dalla terra mista a cenere che non favorisce il grip delle scarpe, facendoci scivolare in continuazione.

Inizio a pentirmi della scelta così come i miei compagni di viaggio. Smadonnando continuiamo la nostra salita. Ad un certo punto un miraggio: la bandiera Indonesiana ad indicare lo sbarco sulla luna…ehm sulla cima del vulcano. Ancora poco e siamo su!

Arriviamo che sono appena passate le 6 ed è ancora buio. Distrutta da questa prova di resistenza e debilitata, mi sdraio su una stuoia con gli occhi che mi si chiudono. La stanchezza si è tramutata in fame; la nostra guida recupera dallo zaino delle banane, la nostra colazione dice, e si allontana per scaldarle. Non lo vedremo per un bel pezzo…

Nel mentre il sole inizia a sorgere, e che spettacolo meraviglioso! Ammiriamo così spesso i tramonti, che forse ci dimentichiamo quasi della magia delle albe. La luce si diffonde velocemente; ad ogni scatto c’è una nuova luce, che ci regala una foto diversa anche se l’inquadratura non muta. E nel contempo la luce del sole inizia a dare forma al paesaggio: il lago ormai è chiaro nella sua estensione e le montagne tutto attorno sono ben definite.

Lo spettacolo che si staglia davanti ai nostri occhi ci gratifica per la fatica compiuta!

Una cioccolata calda, una foto di gruppo con una bandiera presa in prestito a dei ragazzi e siamo pronti a scendere. La discesa è molto più semplice: la temperatura diventa più mite grazie al sole che piano piano si alza e inizia a scaldare, la colazione ha generato nuova energia e…un grande bisogno di un bagno fanno si che io sia in prima fila dietro la guida per tutto il ritorno!


Arrivati finalmente in hotel siamo pronti per una vera colazione. Appena il tempo per una doccia e chiudere la valigia che siamo già in marcia verso la nostra nuova meta: Lovina. Senza però trascurare alcuni templi durante la strada.

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