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Ubud, rafting e la monkey forest

Eccoci qui arrivati nella caotica e frenetica Ubud.

Ubud è un concentrato di energie, sicuramente il cuore pulsante di Bali. Ubud è cultura ed arte, ma anche ristoranti, localini e negozietti di prodotti artigianali.

La prima cosa che colpisce a primo impatto è il caos che impera nelle strade; tra il traffico ad ogni ora, i numerosi motorini che sfrecciano noncuranti da ogni parte e i numerosi turisti che affollano le vie del mercato sempre aperto.

L’arrivo in hotel non è stato dei più semplici. Dopo aver girato tra le vie cittadine per oltre 45 minuti in cerca dell’hotel, con l’autista ormai stanco che si rifiutava di seguire qualsiasi indicazione del navigatore e, noncurante di mezzo e passeggeri, faceva retromarcia su qualsiasi strada si trovasse anche a costo di sbattere su muretti o marciapiedi, siamo finalmente giunti a destinazione. Ma ad accoglierci, nell’ex monastero tanto bramato e immaginato, abbiamo trovato una brutta sorpresa: le nostre stanze non erano più disponibili per overbooking. È stata un’ora difficile conclusasi con l’accordo di tre stanze interne e due nelle strutture esterne, con aggiunta di materassi aggiuntivi per la prima notte e un riposizionamento di tutti per la notte successiva.

E così alle 3 del mattino siamo finalmente crollati a dormire.

L’indomani sveglia presto per una splendida mattinata di rafting all’interno della giungla. Di questa esperienza purtroppo non ho foto, ma ne serberò il ricordo. Quella lunga scalinata percorsa per raggiungere il fiume; gli scalini altissimi e sporgenti verso la profonda foresta che, conditi con l’ansia dell’avventura che ci apprestavamo a fare, mi hanno lasciato le gambe doloranti anche il giorno successivo.

Saliti sul gommone, dopo due veloci spiegazioni e protetti dalla preghiera di uno di loro, siamo partiti.

Ed è stato fantastico! Il primo tratto molto semplice, con poche rapide non molto lunghe e adrenaliniche, ci ha permesso di contemplare il paesaggio in cui ci trovavamo immersi: una distesa di alberi altissimi e verdi, le liane che ci penzolavano davanti e la dura roccia a margine del fiume. Un pitstop per la doccia sotto una cascata e poi nuovamente su per riprendere i continui  bombardamenti contro inizialmente i gommoni dei nostri amici e poi contro tutti gli altri. E, se non c’era nessuno, allora ci pensava la nostra guida a schizzarci tutti!

Verso metà percorso abbiamo vissuto però un piccolo momento contrattempo: un nostro gommone si è ribaltato e impigliato tra le rocce impedendo all’equipaggio di continuare. La nostra guida ci ha quindi parcheggiati in un angolo per andare in loro soccorso.

Ammetto che rimanere ferma sopra una roccia, rendendomi conto di tutte le creature che popolavano il fiume e i suoi dintorni, mi abbia un po’ preoccupata! Però dopo una decina di minuti il nostro uomo è tornato, e con lui i nostri compagni, e il viaggio è ripreso nella sua parte più avventurosa. Le rapide sono aumentate e così pure l’adrenalina e la normale stanchezza dopo ore ormai di navigazione. Al termine, dopo tanti altri scalini e numerosi venditori ambulanti siamo tornati su per una succulenta mangiata di pollo e riso.

Il resto della giornata è stato libero: dopo aver preso possesso della nuova stanza e una doccia calda ci siamo dedicati alla conoscenza del luogo. Il nostro hotel dava proprio davanti al mercato, ed è da lì che abbiamo cominciato la perlustrazione.

La prima cosa che capisci è che a Bali devi imparare a contrattare.

La seconda è che Ubud è sicuramente arte: infinite le bancarelle o le botteghe di pittori sia lungo il mercato che tra le viuzze. Dietro porticine che a uno sguardo poco attento potevano sembrare ingressi di abitazioni, si poteva invece nascondere la bottega artigiana o locali o “spa” dove godere di un robusto massaggio balinese.

Lungo la via principale regna il caos di macchine sempre bloccate in fila e motorini che sfrecciano da ogni direzione, ed attraversare (tenendo conto poi della guida a destra) sembra sempre un’impresa.

Anche di sera la città rimane affollata con i locali pieni, tant’è che ne abbiamo dovuto girare alcuni prima di trovare posto per tutti, ma su tavoli separati.

Anche la giornata successiva è stata libera.

Con un gruppetto abbiamo optato per la monkey forest la mattina e i massaggi tipici nel pomeriggio.

Arrivati in prossimità della foresta delle scimmie abbiamo avuto un assaggio di cosa ci si sarebbe prospettato: una scimmietta dispettosa dall’altro lato della strada si è buttata verso due turiste rubando un sacchetto con la spesa e tirandovene fuori un pacchetto di biscotti; e, dopo averlo aperto,  ha iniziato a mangiarli come niente fosse!

Oltre questa scenetta divertente, è stato meno piacevole assistere al morso di una turista giapponese. Tale spettacolo pre-ingresso ci ha fatto dubitare per un secondo, ma fortunatamente non abbiamo desistito e siamo entrati a fare un tranquillo giro del parco.

Dopo un servizio fotografico alle nostre simpatiche scimmiette abbiamo mangiato e poi ci siamo dedicati alla ricerca di un centro spa: per sole 70 rupie (poco più di 20€) abbiamo goduto di un tipico massaggio balinese.

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