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Pura Tanah Lot

C’è un motivo se Tanah Lot è il tempio più visitato di Bali. 

Arrivati all’ingresso ci sono cartelloni pubblicitari che rendono solo in parte la meraviglia che ci si presenterà davanti. 
Il percorso che dal parcheggio porta al tempio è pieno di negozietti di ogni genere, maschere di legno, abbigliamenti e monili dai più economici a quelli più raffinati. Il business si è di certo sviluppato qui attorno, ma non potrebbe essere altrimenti con i numerosi turisti che come noi affollavano le rumorose stradine.
Come soldatini non ci facciamo distrarre e andiamo diretti alla nostra meta ed è indescrivibile la sensazione di stupore e meraviglia provati una volta raggiunta la terrazza con il belvedere. Ci troviamo davanti ad una distesa azzurra con ai lati due tempietti diroccati ciascuno su due rocce a picco sul mare. Circondata da espressioni impressionate cerco solo di immortalare il fantastico panorama davanti ai miei occhi dando forma a quelle stesse sensazioni che solo la maestosità delle altezze e del vuoto regalano. In particolare sono affascinata da quello sulla destra, la roccia su cui è posato risulta unita alla terra soltanto da un lembo di roccia. Il tutto condito con un sapore di nostalgia che mi riporta la mente a 10 anni fa, alla finestra azzurra di Malta.
Uno spettacolo da mozzare il fiato. 
L’unica delusione però è data dall’impossibilità di entrare e ammirare la stessa vista di cui hanno goduto per tanto tempo i monaci induisti dal suo interno.
Purtroppo è un dispiacere scoprire, leggendo la guida, che la metà della scogliera è stata ricostruita artificialmente.

Ma la delusione è durata ben poco, girando verso l’altro tempio noto la spiaggia, che la bassa marea ci concede gentilmente di attraversare per raggiungere un ulteriore tempietto.
Anche qui non riusciamo a salire fino a sopra, ma solo pochi gradini, accessibili solo dopo la giusta cerimonia. E così ci bagnamo nell’acqua, e subito dopo  un monaco pronuncia alcune parole (sicuramente) sacre, ci appiccica un po’ di riso sulla fronte, ci sistema un fiore tra i capelli e…richiede l’ovvio pagamento di un obolo. Questo rito, così chiaramente turistico, l’ho trovato comunque simpatico. 

Corro per l’altra parte del litorale per riuscire ad ammirarlo, e fare tante foto. Nel poco tempo a disposizione prima dell’appuntamento prendiamo un gelato e raggiungiamo di corsa il pullman per l’ultima tappa della giornata prima di giungere alla nostra prossima località, che ci ospiterà per ben tre giorni. 

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